
Il 24 gennaio 2026 è entrato in vigore il D. Lgs. 211/2025, che dà attuazione alla Direttiva (UE) 2024/1226 del Parlamento europeo e del Consiglio.
Il D. Lgs. 211/2025 rappresenta un vero stress test per le strutture aziendali.
Perché?
Perché è stato cambiato l’intero assetto penal‑amministrativo italiano, incidendo, direttamente o indirettamente, su tutte le realtà impegnate in attività di import–export.
La modifica del quadro di applicazione delle misure restrittive dell’Unione europea ha portato all’introduzione nel Codice Penale italiano di nuove fattispecie di reato, legate alla politica estera e alla sicurezza comune dell’UE, prevedendo pene particolarmente severe per i trasgressori.
Con l’inclusione della violazione delle misure restrittive europee tra i reati presupposto della responsabilità amministrativa degli enti (D. Lgs. 231/2001) aumenta l’esposizione al rischio di reato di ogni società, in maniera vertiginosa. Se si aggiunge a ciò, che le sanzioni pecuniarie sono calcolate in percentuale sul fatturato globale annuo (1–5%), con la possibilità di misure interdittive, appare evidente che il rischio diventa un tema strategico di governance e di continuità operativa.
Questo decreto non va temuto, ma compreso e governato: richiede responsabilità, competenze e la capacità di anticipare i rischi, non di inseguirli.
Prima azione per proteggersi al meglio?
Aggiornare il Modello Organizzativo 231.
Commenti recenti